La Cripta Basiliana

Le prime notizie sul sito della cripta di San Marco provengono da un volume redatto da una giovane ricercatrice di origine lombarda, Alba Medea, che, agli inizi del secolo XX, si dedicò al rilevamento e alla classificazione di numerosi dipinti presenti nelle cripte rupestri della Puglia, in generale, e del Salento, nel particolare.

La Medea riferisce che la cripta di San Marco venne portata alla luce nel 1929, durante i lavori di fognatura della “Via della Chiesa”, ma abbandonata a se ed esposta alle intemperie ed alla villania del popolo che la colmò di rifiuti.

I primi lavori di recupero si devono alla Regia Soprintendenza alle opere di Antichità e d’Arte della Puglia, con il contributo della Società Magna Grecia Bizantina, che ne ripristinò, in parte, il suo aspetto iniziale.

In tempi più recenti, lo studioso Aldo De Bernart, nelle sue “Pagine di storia ruffanese”, scrive che la più antica grotta di Ruffano è la cripta basiliana, risalente al XII secolo, che si trova, oggi, inglobata nella Chiesa del Carmine.

La cripta era dedicata a San Marco, affrescato sulla parete dell’unico pilastro oggi presente nella grotta, avvolto in un manto rosso, col capo leggermente piegato in avanti, nell’atto di scrivere un libro, sul quale si legge (o meglio si leggeva) una iscrizione in lingua greca, ossia “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio”, che è poi il primo versetto del Vangelo secondo San Marco. La figura del Santo è racchiusa in un archetto trilobo.

Frontalmente, è posizionato l’affresco di san Pietro dove si intravedono i resti di un libro e la tipica barba “rotondeggiante e canuta”, come riporta la Medea. Anche questa figura è incorniciata in un archetto trilobo, simile a quello di San Marco e sarebbe opera dello stesso artista che ha dipinto san Marco, anche se questa seconda figura sarebbe postuma (anche se di poco) rispetto alla figura di san Marco. L’ubicazione di san Pietro frontale a san Marco non è un caso, in quanto l’ispiratore del vangelo di Marco fu proprio san Pietro.

Affianco a San Pietro, lungo una parete ricostruita, è presente un’Annunciazione di datazione posteriore, che il Fonseca data al XV secolo. L’affresco vede l’arcangelo Gabriele a sinistra irrompere nella scena per annunciare alla Vergine la lieta notizia; la Vergine è qui raffigurata secondo la iconografia classica, con una mano sul petto, mentre nella mano sinistra stringe un fuso.

Nella cripta sono state rinvenute anche alcune tombe, con orientamento diverso, risalenti ad un periodo che va dal X al XII sec. d.C., contenenti alcuni resti ossei, oggi conservati in una teca vitrea.

Il luogo ha avuto finalità cultuale ed è considerato da alcuni studiosi come il primo nucleo abitativo del Casale di Ruffano, ove si riunivano i monaci basiliani per il culto di rito greco, che gli stessi introdussero nella zona.

fonte bibliografica: www.info-salento.it; Medea A., Gli Affreschi delle Cripte Eremitiche Pugliesi, Collezione Meridionale Ed.; Fonseca C.D. et al., Gli insediamenti rupestri medioevali nel Basso Salento, Congedo Ed.

In occasione delle GIORNATE DEL F.A.I. 2014, la cappella ipogea di San Marco è stata la meta di numerosi visitatori.

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