Il Culto della Madonna del Carmine

Il culto mariano affonda le sue radici nei secoli precedenti la nascita della Vergine stessa. Il primo profeta d’Israele, Elia (IX sec. a.C.), durante la sua dimora sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte. In quella nube, piccola “come una mano d’uomo”, tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.

Il Monte Carmelo è una catena montuosa, luogo ove gli eremiti si rifugiavano per condurre la propria esistenza in ritiro mistico; nella seconda metà del sec. XII, giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo. Essi proseguirono il secolare culto mariano esistente e si riunirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i religiosi si professavano particolarmente legati.
L’Ordine non ebbe un fondatore vero e proprio, anche se il profeta Elia, per via di quella sua visione mistica, venne subito considerato suo patriarca e modello. Fu il patriarca di Gerusalemme, s. Alberto Avogadro da Vercelli, originario dell’Italia, a dettare la formula vitae, una regola di vita, che venne approvata nel 1226 da papa Onorio III con una apposita bolla.

Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, come ormai venivano chiamati, fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri, diffondendo il culto di Colei che: “le è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2).

La tradizione della festività della Madonna del Carmine ha le sue origini nel lontano 1251, quando, nella data del 16 luglio, la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, il beato Simone Stock, al quale diede lo ‘scapolare’ col ‘privilegio sabatino’, che riguarda la promessa della salvezza dall’inferno per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.

Lo ‘scapolare’, detto anche ‘abitino’, non rappresenta una semplice devozione, ma una forma simbolica di ‘rivestimento’ che richiama la veste dei carmelitani e, anche, un affidamento alla Vergine, per vivere sotto la sua protezione, ed è, infine, un’alleanza e una comunione tra Maria ed i suoi fedeli.

Lo ‘scapolare’ consiste di due pezzi di stoffa di saio uniti da una cordicella, che si appoggia sulle scapole e sui due pezzi vi è l’immagine della Madonna.