Il coro dei Fringuelli compie 10 anni, un percorso riabilitativo per pazienti psichiatrici che usa la musica come cura

L’avventura è iniziata  dieci anni fa. Nessuno pensava di diventare I Fringuelli, un coro che segue un percorso riabilitativo per persone con patologie psichiatriche gravi del Centro diurno di Salute mentale di via Vergani, struttura della Asl Roma 2. Domenica 3 dicembre I Fringuelli si sono esibiti – con successo –  sul palco dell’auditorium Seraphicum di Roma. Con loro, un coro nato al Laurentino 38, c’erano anche il baritono Dario Solari (ha cantato, tra gli altri, al Maggio Fiorentino, all’Opera di Roma e a quella di Montecarlo) e la soprano Claudia Capodagli. Non è una novità che percorsi di cura si fondano anche con le arti per rendere più fluido l’approccio terapeutico. Anche perché, come spiega lo psichiatra Massimo Cozza, coordinatore del Dipartimento di Salute mentale della Asl romana, “la malattia mentale ha aspetti multifattoriali non solo di natura biologica e psicologica ma anche sociale”.

 

Tanto che i coristi seguiti dal centro di via Vergani (più  della metà di quelli che compongono I Fringuelli) si sono appassionati alla missione. Non è stato un compito facile riuscirci né fare in modo che ci fosse la continuità dei pazienti. Come sa bene Stefano Zengarini, lo psicologo responsabile del Centro diurno che nel 1997 ebbe l’idea del coro grazie a un volontario: era un ex direttore di una banda musicale militare, si offrì di dare una mano. Si chiamava Rocco Fusco e oggi sarebbe fiero dei suoi allievi. Perché “oltre al canto, per una riuscita a lungo termine ci sono dietro anche gruppi di terapia, percorsi riabilitativi, difficoltà di intere famiglie”, racconta Zengarini. E la volontà dei medici di rendere la vita dei loro pazienti migliore. Anche grazie alla musica. Un’eredità ora in mano a Marina Mango, attuale maestra del coro e alla pianista Laura Maresca. “La corale è l’espressione di un percorso che integra musicoterapia, interventi psicologici sul gruppo, farmacoterapia, con il contesto ambientale, attraverso il coinvolgimento delle associazioni del territorio e i luoghi dove vengono eseguiti i concerti. Il territorio ha risposto al nostro invito: l’auditorium Seraphicum che ospita 500 posti era completamente pieno”, fa notare  Zengarini.

La corale che è composta da utenti e da volontari, ha un importante valore riabilitativo e costituisce anche un forte messaggio contro lo stigma e il pregiudizio. Un coro in un centro diurno avvicina la gente al dipartimento di salute mentale e i pazienti al territorio”. (fonte Repubblica)

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